La manutenzione dei legni (arredi) della barca

La manutenzione dei legni (arredi) della barca

Un articolo tratto dal sito di Francesco Cannarsa www.servizimarittimi.it

 

Abbiamo visto come si differenziano i materiali nelle produzioni degli interni in legno; a questo punto, è elementare  comprendere come ripristinare gli interni di una barca moderna è piuttosto difficile. Se poi per moderna intendiamo anche la produzione anni ’80 che utilizzava legni impiallacciati, vediamo come il panorama si allarga a dismisura.

L’intervento da effettuare è condizionato dallo spessore di legno su cui si va a lavorare. Nei legni con faccia nobile a vista lo spessore del legno di finitura si aggira intorno ai 2, anche 3 mm pertanto se la lavorazione iniziale è rovinata, possiamo intervenire anche in maniera radicale. Se la faccia a vista è un impiallacciato dello spessore di pochi decimi, invece, qualunque intervento rischia di danneggiare seriamente il laminato superficiale con evidenti scarsi risultati finali. Prima di addentrarci nei metodi di intervento è bene riflettere qualche minuto sugli interni delle barche dove appaio superfici bucciate

 

distonie di colore, screpolature e macchie lucide. Tali sono gli effetti di un cattivo intervento di pitturazione. Il legno, poi, tende a rovinarsi a causa di comportamenti scorretti, incuria, danneggiamenti accidentali, erronea applicazione di accessori oppure, a causa delle vernici utilizzate e dell’ambiente circostante.

 

Il problema delle vernici è dato dallo spessore. Una vernice tipo il flatting è considerata la peggior vernice in assoluto perchè:

a) lavora a spessore, tanto maggiore quanto peggiore è la sua qualità (scarsa dilatazione, alto contenuto di solventi)

b) è pura “colla” (con le dovute pretese di una frase tanto generica) tanto più, quanto peggiore è la sua qualità

Senza voler qui analizzare la struttura molecolare di una vernice, comunque fondamentale per il risultato finale che si vuole ottenere, la vernice lucida per gli interni poco si addice agli ambienti marini; a parte l’aria da motoscafo sbirluccicoso, il problema della vernice lucida è che quando si bagna (acqua o vapore) e viene battuta dai raggi del sole, funziona da lente di ingrandimento. Esistono vernici con filtro U.V., è vero, ma se una goccia d’acqua si deposita sulla superficie ed il sole vi batte sopra, l’effetto lente comunque alla lunga si manifesta. La dilatazione cui è soggetto il legno in quel piccolissimo punto è spesso diversa dalla dilatazione che subisce la vernice la quale, scaldandosi, si allenta, si allunga insieme al legno e poi, al raffreddarsi del legno ed al suo conseguente ritirarsi, la vernice non si ritira perchè si è raffreddata e, mancando di elasticità, si gonfia. Da qui le bolle e le screpolature della vernice.  Le zone della barca maggiormente interessate da questo fenomeno sono normalmente cucina e tavolo da carteggio, perché di solito posizionate proprio sotto il tambuccio, dove batte il sole diretto, e perché soggette al continuo dilatamento prodotto dal calore e dal vapore delle cotture.

Fatta la debita panoramica, mi sento di sconsigliare caldamente un intervento su legni laminati o impiallacciati perché il risultato sarà sempre e comunque mediocre a meno che non venga fatto con seria cognizione di causa.

In questa sede ci occuperemo di legni con faccia a vista e spessore della superficie nobile di almeno 2-3 mm tenendo conto che, come sempre, la preparazione del lavoro è la parte più lunga, difficile, tediosa e disarmante ma che, una volta completata, rende il lavoro veloce, leggero e soprattutto efficace. Meglio si prepara il lavoro, migliori saranno i risultati finali.

In primo luogo bisogna rimuovere la superficie di finitura che, ovviamente, non sappiamo come sia composta. In un angolino nascosto proviamo ad agire delicatamente con della carta vetrata da 120 per valutarne gli effetti. Dovremmo ottenere un’opacizzazione della superficie, una produzione di polvere e non dovremmo danneggiare il legno. Questo indica che il rivestimento è fatto di vernice. Abbandoniamo per sempre la carta vetrata e con lo sverniciatore agiamo sempre in un angolino nascosto. Appena sono evidenti gli effetti dello sverniciatore, rimuoviamo il tutto con della paglietta metallica nel senso della venatura e osserviamo con attenzione se si notano cambiamenti di colore. Se non si notano cambiamenti di colore è probabile che siamo di fronte a legni trattati con impregnante e quindi dovremo prepararci ad un intervento piuttosto lungo, poco complicato ma dal risultato sicuramente efficace.

Due parole sulla carta vetrata, non dobbiamo dimenticare che essa, anche in grana finissima, produce dei graffi sulla superficie. Essendo le superfici su cui andiamo a lavorare già rivestite da vernici, i graffi che andremo a produrre rimarranno sempre e comunque visibili in trasparenza controluce, soprattutto se essi sono prodotti dalle macchinette levigatrici orbitali. Ciò è dovuto al fatto che gli stati che andremo a sovrapporre non saranno più assorbiti dal legno e quindi non saranno più correggibili attraverso carteggiature successive. La paglietta di acciaio (più aggressiva) e quella di plastica (più morbida) non graffiano la superice ma la “pettinano”, spianandola. La spugna abrasiva va evitata sempre per il concetto base che il legno è già trattato e quindi l’asportazione cospicua di materiale (spesso impercettibile ad occhio nudo) produrrà aree a differente assorbimento della nuova vernice.

Tornando ai nostri legni degli interni, interveniamo su aree regolari della superficie da trattare (esempio quadrati o rettangoli proporzionali alla zona su cui stiamo intervenendo) con lo sverniciatore. Senza aspettare l’azione invasiva, rimuoviamo gli scarti con la paglietta metallica grossa nel senso della venatura “tirando” con lunghe passate. Meglio ripetere più passaggi che asportare più materiale del dovuto. Tolto il primo strato di vernice, ripetiamo il trattamento tirando con paglietta sottile. Riducendo i tempi di azione man mano che la vernice trasparente diminuisce: Molta attenzione va posta nel non danneggiare il legno, adesso propenso ad assorbire lo sverniciatore e gli scarti alterati della vernice, e la tinta del legno, sia essa ottenuta con impregnante o tinta di colore. Alla fine della pulizia è bene ripulire il tutto con alcool oppure, se fatto con particolare perizia, con acetone. In questa fase utilizzeremo ovatta di cotone oppure di cellulosa che ha il pregio di non assorbire troppo.

In questa fase dobbiamo ricordare (o sapere) che negli angoli resterà un maggior deposito di vecchie vernici mentre sugli spigoli ci sarà una maggior asportazione di materiale, ivi compreso legno (!) quindi è opportuno fare molta attenzione a queste zone. Finita la pulizia e verificata l’assenza di vecchia vernice di finitura e macchie di colore (evidenti quando si passa il tampone con l’alcool o acetone) si passa una spugnetta in filo di plastica, che rimuove eventuali grani e depositi residui. Questi passaggi vanno sempre effettuati nel senso della venatura e succeduti da ulteriore pulizia con solvente blando. Con un tampone realizzato con ovatta, stendiamo un impregnante oleosintetico colorato come il vecchio legno o, al massimo, più scuro, in modo da uniformare il colore del legno. Sovrapporre più passate fin quando il legno non assorbe più. Le vernici oleosintetiche hanno il pregio di rimanere elastiche e di non vetrificare. La vetrificazione è la principale causa di fratture della vernice e di scrostamento o rigonfiamento. Purtroppo, tali vernici restano morbide e non proteggono il legno da urti e graffi, tuttavia sono molto più facili da riparare e permettono una totale camuffatura dei graffi superficiali.

A questo punto si deve scegliere il tipo di finitura da applicare:

a)   una finitura trasparente possibilmente satinata (ed oleosintetica)

 

b)   senza finitura

 

Optando per la soluzione a) c’è solo l’imbarazzo della scelta avendo cura di utilizzare vernici compatibili con gli impregnanti che abbiamo utilizzato in precedenza, mentre se si opta per la scelta b) sarà sufficiente, ad asciugatura avvenuta, passare un panno morbido impregnato di olio da restauro o similare che manterrà la superficie impermeabile, asciutta ed elastica. Saranno sufficienti un paio di passate l’anno per mantenere i legni in ottimo stato, caldi ed accoglienti.

Ottimi risultati si possono anche ottenere con vernici a matrice dura specifiche per interni senza tuttavia dimenticare che queste sono soggette ai graffi superficiali sebbene si riparino piuttosto bene con il procedimento fin qui visto.

In ogni caso, quale che sia il procedimento ed i materiali scelti, l’importante è che a lavoro finito le superfici appaiano lisce al tatto e prive di striature date dal pennello e che non si presentino a “buccia d’arancia”. Nell’ultima foto, un pagliolo di una barca a motore da lavoro realizzato due anni fa con impregnati oleosintetici e vernici di finitura satinate, anch’esse oliosistentiche, stese a rullo a pelo raso. Nonostante i due anni in cui la barca è stata utilizzata quotidianamente per circa otto mesi l’anno, le vernici appaiono lisce, vive e senza screpolature.

 

La manutenzione dei legni (arredi) della barcaultima modifica: 2010-04-23T19:37:59+02:00da tabriz2
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