“In barca” di Francesco Cannarsa

“In Barca” di Francesco Cannarsa ( www.cannarsa.net)

Come scegliere barca giusta

Acquistare la barca

 

La barca da sempre rappresenta, per il marinaio, un qualcosa con cui si stabilisce un legame indissolubile. Molte persone nella barca vedono un affare, molte un status simbol, altre, semplicemente, la loro vita. Alcuni marinai, anche a distanza di anni, ricordano con esattezza ogni particolare della creatura che hanno amato nel tempo e ciò perché la barca evoca il viaggio, ed ogni marinaio ama il viaggio; così il marinaio insieme alla sua barca, piccola o grande che sia, affronta il suo viaggio, piccolo o grande che sia, spesso sognato, spesso desiderato, a volte realizzato.

Come si sceglie, allora, una barca tra tante? Su quali basi una barca diventa la mia barca?

Molto spesso il capitale disponibile, o la possibilità di impegno economico, rappresentano l’aspetto focale del processo di acquisto; a prescindere dai sogni di ognuno, infatti, la somma stanziabile per l’acquisto è determinante, molto di più di quanto non lo siano le qualità marine o la distribuzione delle cabine.

Fiumi di inchiostro e parole sono già stati spesi, eppure rilevo sovente come le idee del novello armatore siano confuse e spesso molto distanti dalle reali necessità, portando all’abbandono del progetto o, peggio, al dispendioso errore.

Il nostro intento è quello di prepararci a vivere la barca in modo che i problemi di tutti i giorni non impediscano di continuare a goderne e, perché no, a sognare.

 

Nuovo o Usato

 

Scegliere tra nuovo o usato è sicuramente il primo passo. A parità di esigenze in termini di cabine o cuccette, una barca nuova ci garantisce una minore dimensione rispetto ad una barca vecchia, con il pregio, comunque, di una miglior razionalizzazione delle scelte progettuali o costruttive, di un’elettronica completa, integrata ed efficiente. In più il nuovo ci mette al riparo da una manutenzione costosa e spesso difficile, dovuta alla vetustà delle attrezzature, per non parlare dei vantaggi finanziari offerti oggi dal mercato.

Di contro, le barche nuove, che profumano di resina, non sempre rispecchiano le esigenze del popolo dei naviganti. Spesso, infatti, mi è capitato di assistere armatori che avrebbero volentieri acquistato il nuovo ma che per esigenze pratiche e reali hanno dovuto infine ripiegare sull’usato. Esistono, comunque, dei magnifici esempi di costruzione moderna e razionale e non è difficile, con il giusto approccio alla spesa, realizzare i propri desideri.

Tant’è, quindi, che la scelta tra nuovo ed usato è sempre più dettata da esigenze pratiche come ad esempio i costi dei posti barca in marina, il numero di posti letto a parità di dimensione, il numero dei bagni ecc. Da non trascurare, poi, è che una barca nuova, oggi costa quanto una barca usata.

Il motivo è nel fatto che spesso il mercato premia un dato cantiere, una produzione o un modello, per via dell’affidabilità, della cura nella falegnameria e nella qualità produttiva.

Nonostante i prezzi relativamente bassi ed i vantaggi fiscali del nuovo, infatti, barche come gli Hallberg Rassy, gli Swan, ma anche le italianissime Grand Soleil oppure Alpa, mantengono un elevato numero di scambi a costi di tutto rispetto, ben superiori, se non maggiori, a barche nuove che possono vantare lo stesso numero di cuccette o di bagni.

Sembra un circolo vizioso, ed infatti la scelta è sempre più difficile.

Sicuramente dobbiamo tenere il cuore lontano! Il cuore, infatti, ha un grande ruolo soprattutto quando si sceglie di comprare una barca vecchia, perché chissà come mai una barca nuova si acquista per gli orpelli, mentre una barca vecchia la si sceglie per le sue forme, per le linee aggraziate, per quell’aria da gran signora che nulla ha a che vedere con le barche di oggi. Basta un po’ di occhio clinico, per accorgersi di come la filosofia del bello non sia quella con cui si producono le barche di oggi, tutte tristemente uguali senza un benché minimo dettaglio che ne differisca una dall’altra; in passato, poi, un periodo molto buio a cavallo degli anni 1990-2000 ha prodotto mostri di una bruttezza marina unica, barche che circolano certo ad insaputa del mare, nate per il catalogo patinato e non per l’elemento liquido, con soluzioni progettuali ridicole ed inutili che hanno tuttavia trovato una nicchia di utilizzatori e che sono regolarmente presenti sul mercato.

Il cuore, è un cattivo consigliere, bendandoci gli occhi su difetti grossolani che sebbene abbiamo chiari in mente, tendiamo a giustificare mettendoli da parte. Ad esempio la manovrabilità, assolutamente scarsa e limitata nelle barche vecchie che si contrappone alla manovrabilità meravigliosamente efficiente nelle barche moderne.

La questione, a questo punto, è quella di operare una scelta per evitare di passare da una barca all’altra senza riuscire ad individuare le nostre reali necessità e perdendo di vista le nostre esigenze, facendoci magari dominare dall’effetto che il prezzo o lo stato d’insieme producono sul nostro sub conscio.

 

Il posto barca

 

Il posto barca rappresenta certamente il primo reale problema per colui che voglia acquistare una barca, qualunque essa sia. In un paese bagnato per la quasi totalità dal mare, è terribile rilevare come ci sia una carenza cronica di posti barca, sebbene stiano lentamente nascendo nuovi marina soprattutto in centro Adriatico, zona che ha sofferto negli anni per la carenza di approdi, dove in poco più di cinquanta miglia sono nati ben quattro porti turistici; va da se che il costo del posto va considerato nella spesa sostenibile. Al posto, in affitto o acquistato, va aggiunto il costo di condominio, spesa variabile in funzione dei consumi generali. In molti marina vanno affermandosi colonnine per l’erogazione dei servizi che anziché erogare i servizi a forfait o in continuo, erogano su richiesta del titolare del posto; sistema ormai entrato nel quotidiano con le ricariche telefoniche, si basa sul fatto che la richiesta viene gestita da una carta prepagata, pertanto si paga solo la quantità di servizi effettivamente prelevata, ed a fine credito si ricarica la carta. In questo modo i costi di condominio scendono sensibilmente premiando i titolari di posto barca che, abitando lontano dalla barca, usufruiscono al minimo dei servizi di banchina. Un costo che spesso non viene messo in bilancio è la manutenzione delle cime di ormeggio. In molti marina, infatti, il corredo delle cime è di proprietà del titolare del posto e ciò per ovvi problemi assicurativi. Mi è capitato di ricevere richieste di assistenza in cause (perse) contro il marina per via di danni subiti a seguito della rottura di cime che avevano oltre 10 anni e non erano mai state sostituite. Il sole ed il sale, più delle eliche, danneggiano le cime, che possono arrivare a costare anche qualche centinaio di Euro. Bene, quindi, mettere anche questo costo a bilancio.

Da valutare è anche la dimensione del posto. La carenza di posti barca ha portato, infatti, ad una fantozziana riduzione degli spazi liberi tra i pontili, così che se acquistiamo una barca vecchia e con scarsa manovrabilità, ci ritroveremo fermi all’ormeggio ogni volta che c’è un po’ di vento a causa della materiale impossibilità di entrare o uscire dal posto barca.

 

La barca

 

Trovato il posto barca bisogna scegliere la barca; sulla base di quali presupposti? Non ci interessa la valutazione “dell’affare” intesa come scannare il povero diavolo in difficoltà, ma ci interessa l’affare inteso nella barca ex novo, nella vecchia signora ben tenuta, nello yacht d’epoca che ha solo bisogno di un po’ di vernice.

Dobbiamo porci una domanda: cosa possiamo farci con la barca?

Di fronte ad una spesa non indifferente, dobbiamo essere  molto onesti con noi stessi, senza impegnarci in voli pindarici di giri del mondo o vita alla “motessiè”. Non è il momento storico per partire a meno di non essere ricchi sfondati oppure disperati e se stiamo qui a parlare, non siamo né l’uno né l’altro, ma probabilmente stiamo cercando di investire la liquidazione o i risparmi di famiglia nel modo meno doloroso possibile.

Per fare il giro del Mediterraneo in pensione va benissimo un Comet 9,10, un Alpa 9,50, un Dufour 1800, un Grand Soleil 34, splendide barche, signore del mare con soluzioni ancora attuali e sicuramente non da meno rispetto a barche moderne. Al contrario, per fare una vacanza di una settimana passando dalla trappa di un marina all’altra, è meglio rivolgere le nostre attenzioni al nuovo spendendo qualcosina in più. Il fattore determinante, in questo caso, è la manutenzione, lì dove la possibilità di vivere a bordo per periodi medio lunghi permette di seguire la barca più da vicino. Questa è sicuramente una chiave di risparmio.

Altro fattore di scelta è l’equipaggio. Le barche prodotte nel 2009 e quelle che produrranno, stanno facendo un piccolo passo indietro sia nelle forme che nelle attrezzature e questo perché finalmente qualcuno si è accorto che ultimamente le barche erano più difficili da gestire a causa del fatto che la ricerca della semplicità di conduzione si traduceva in un dispendio di soldi ed energie per l’ottimizzazione delle manovre, a meno di non avere un equipaggio numeroso. Per girare il mediterraneo in due torna ad essere senza dubbio più indicata una barca di ieri, più stabile ma limitata negli spazi che una barca di oggi che non permetterebbe di cucinare con mare in prora, in barba alle 37 cabine disponibili in 9 metri; di contro, per le due settimane di vacanze, due settimane in cui dobbiamo godere appieno del tempo e dello spazio, una barca nuova permette di ospitare in piena autonomia una coppia di amici senza dover prenotare il turno in bagno.

Non ultima da considerare è la capacità evolutiva; i posti barca dei marina croati si sono ristretti col tempo, ritengo proprio a causa del fatto che il 90% delle barche presenti è ormai una barca nuova da charter, con grande capacità evolutiva. Al contrario, alle Baleari, alle Porquelores e sulla costa del Sole Spagnola, altre tipiche mete mediterranee, i posti barca hanno ancora dimensioni comode forse proprio per via della presenza di vecchie signore che godono del tempo in mare. Discorso a parte per Grecia o Turchia, dove i marina proprio non esistono e la vita in baia o nei porticcioli dei pescatori è ancora predominante spostando ancora l’ago della bilancia.

 

 

Le linee d’acqua e le dotazioni

 

Posto che siamo riusciti a rimanere con i piedi per terra e tracciare un identikit del rapporto che vorremo instaurare con la nostra barca, dobbiamo valutare il nostro carattere, ad esempio il nostro rapporto col tempo, per capire quale tipo di carena o quale tipo di equipaggiamento dovrebbe avere la nostra barca.

Se abbiamo capito che gireremo davvero per il mediterraneo per circa 6 mesi l’anno e lasceremo la barca nel posto che più ci aggraderà, sicuramente non avremo grandi problemi, potendo gestire il viaggio in funzione del tempo residuo. Al contrario, la famosa disponibilità di due settimane l’anno, che poi è la realtà della stragrande maggioranza dei diportisti italiani, sarà condizionata proprio dal tempo residuo. Tutto ciò serve a determinare il tipo di carena oggetto del nostro interesse. Pellegrinare in Egeo con una barca dalle forme nuove per una coppia anche se giovane, può essere stancante. Le carene moderne, indubbiamente molto performanti, con l’indubbia capacità di portare tanta vela, quando stanno all’ancora, con vento, sono molto nervose, sentono molto il peso delle linee di ancoraggio a prora, difficilmente permetto di cucinare adeguatamente in navigazione a meno di non avere sempre andature portanti. Non sempre, insomma, rispecchiano le esigenze del navigante. Al contrario sono meravigliosamente comode per le brevi vacanze, sono comode in marina, hanno grandi capacità di autonomia a breve termine e sono spensieratamente veloci, sia a vela che a motore.

Al tempo stesso, spesso una barca vecchia richiede una notevole spesa per il riarmo, mentre la barca nuova esce già bella e pronta, ma dobbiamo sempre porci la famosa domandina: ci serve davvero il radar per andare a fare il bagno fuori dal marina?

 

Vela, motorsailer o motore

 

Molti diportisti non escono neanche dal porto perché la moglie è poco marina, la barca è poco marina, non c’è tempo, il tempo è brutto ecc.

Siamo onesti, abbiamo la barca sbagliata. Perché accanirci a spendere soldi per un mostro vendutoci come crociera-regata se poi le regate non le facciamo ed in crociera non andiamo perché la moglie ha paura del mare e gli amici sono pronti a partire sempre e solo a chiacchiere? Perché rinunciare al piacere di un giro in barca solo per testardaggine? Esistono splendidi esemplari di barche a motore che metterebbero pace in famiglia, ottimi motorsailer che avvicinerebbero le donne al mare. Esiste il charter, quello di qualità, ma esistono anche tante ottime soluzioni alternative.

Signori Maschietti, prima di lamentarvi delle mogli, avete mai cercato di avviare in loro la passione, quella vera, che nutrite voi stessi? Il mare è un qualcosa con cui si acquista confidenza nel tempo; forzare la mano è inutile, esattamente come bordeggiare contro vento e corrente.

 

Gli accessori Indispensabili, utili, inutili.

 

Il massimo dell’apoteosi l’avremmo se fossimo, a questo punto, riusciti a coinvolgere la moglie che non sa nuotare ed il figlio adolescente che fino a ieri capiva solo di game-boy. Gli amici ci abbandonano, i familiari meno, quindi è molto importante riuscire, anche a costo di sacrifici, a creare un equilibrio iniziale.

Se così fosse il gioco è fatto; bisogna fare un ultimo passo valutativo e la barca prende una forma definitiva. Ormai bisogna solo capire come orientare la spesa, cosa prediligere.

 

 

Sul nuovo, siamo perdenti in partenza; i package offerti dalle aziende, con la capacità dei venditori, rendono praticamente impossibile andare a fare la doccia se il gps non è

interfacciato con il radar che a sua volta è collegato al pilota automatico. Tenendo conto, poi, che le docce del marina distano non meno di cinque o sei posti barca, il navtex sicuramente migliorerà il rapporto qualità prezzo. Ma a noi non interessa questo approccio, ormai abbiamo capito cosa vogliamo e guardiamo oltre. La barca che stiamo definendo ha un buon motore perché, tanto, è a motore che si percorre il maggior numero di miglia, e se possiamo fare della vela, è l’affidabilità del motore che ci permetterà di completare il nostro pellegrinare. Il motore della barca che sceglieremo, anche se vecchio, sarà di una buona marca che ci assicurerà di trovare i pezzi di ricambio con facilità anche se il modello non è più in produzione e magari ha anche un buon concessionario oppure una buona officina autorizzata proprio nel nostro abituale porto di stazionamento o nei suoi pressi. Al di là degli orpelli che ognuno di noi vuole o vorrebbe in barca, ci accerteremo che le dotazioni di bordo siano efficienti, che l’impianto elettrico sia ben dimensionato, che le prese a mare funzionino e siano facilmente accessibili; se stiamo acquistando una barca a vela, le vele saranno in buono stato così come l’albero e le drizze. L’elettronica se c’è che ben venga, ma se non c’è è meglio perché monteremo solo ciò che ci occorre e sarà tutto nuovo e funzionante; controlleremo che la cucina sia pulita da ruggine e croste, le tubazioni nuove e gli impianti razionali con i rubinetti di intercettazione accessibili. I bagni, se azionati, devono funzionare; il cattivo odore, di uovo marcio, è tipico di scarsa manutenzione ma non è indice di mal funzionamento, mentre un ristagno d’acqua o una scarsa evacuazione dell’acqua immessa, rappresenta un problema di guarnizioni.

In coperta le attrezzature presenti non avranno tracce di ossido bianco che si sfarina sotto le dita, il posto di governo sarà sgombro da fronzoli e ben riparato ed il ponte in legno sarà omogeneo e ben tenuto, senza tracce di muschio verde o di ossido grigio a croste.

Eventuale elettronica sarà stata montata senza danneggiare la struttura dello scafo; poche le modifiche al modello originale.

 

La documentazione delle spese e l’acquisto assistito

 

Abbiamo finalmente quadrato il cerchio. La barca è scelta, abbiamo varie possibilità, una piccola indecisione ma tutto sommato siamo in dirittura d’arrivo. I modelli sono un paio per ogni cantiere, abbiamo anche visto qualcosa di estremo che stiamo valutando ed abbiamo sentito una gran quantità di persone, tutte con la loro verità  e qualche bugia. Man mano che il cerchio si stringe è bene procurarsi una valutazione generica delle barche dello stesso modello da noi scelto e che avrà, inevitabilmente, un ampio margine di oscillazione. All’interno di questo margine c’è la valutazione della nostra barca che non possiamo, comunque, fare da soli.

Giunti ad ulteriore definizione è il momento di raccogliere la documentazione delle spese per ciascuna barca di nostro interesse. Risparmiare piace a tutti e molti, piuttosto che i canali ufficiali, preferiscono altre forme di spesa pur di risparmiare qualcosa, ma è sbagliato. Acquistare regolarmente e conservare la fattura accresce il valore del bene che oggi compriamo e domani vendiamo. Una documentazione fatta di fatture, manuali e magari delle scatole degli accessori presenti a bordo ci permette di capire quanta cura si è dedicata alla barca in questione oltre che di risalire al modello esatto, al numero di serie o al venditore. Infine, il consiglio è sempre quello di appoggiarsi ad un tecnico di fiducia che, non fosse altro per l’elevato numero di barche che vede e su cui magari naviga nel corso della sua professione, sicuramente conoscerà degli angolini nascosti dove andare a mettere il naso, senza contare che ha un contatto con il mercato svincolato dalla vendita/acquisto per cui saprà sicuramente indicare la considerazione che il mercato stesso ha per quella barca; non dobbiamo dimenticare che la barca è un bene durevole e infatti, torniamo, alla considerazione iniziale in cui molte barche vecchie, costano parecchio di più di barche nuove più grandi ed attrezzate, e ciò proprio perché il successo di una barca è dato dal mercato che non segue le mode del momento, ma ha uno sguardo molto più lungo.

 

 

Francesco Cannarsa

 

 

“In barca” di Francesco Cannarsaultima modifica: 2010-01-23T10:36:00+01:00da tabriz2
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